mercoledì 3 settembre 2008

Portati dal disegno di Dio (Giovanni 21, 15-19)

Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro? ”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene? ”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene? ”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene? , e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”. (Giovanni 21, 15-19)

Un fratello che quest’anno ricorda i 50 anni d’impegno nella comunità ha scritto questa meditazione sul tema della fedeltà:

Al termine del Vangelo secondo Giovanni, Gesù risorto appare ai discepoli sulle rive del lago di Tiberiade. Tutto indica al discepolo che Gesù amava che era il Signore. Pietro allora si getta in mare per raggiungere al più presto la riva. Sono tutti riuniti quando Gesù dice loro: venite a mangiare. Poi dà loro il pane e il pesce. Alla fine del pasto, Pietro che portava l’immensa ferita per aver rinnegato tre volte il Signore gli testimonia tre volte il suo amore e riceve tre volte la sua missione: pascere le pecore del Signore. Gesù indica poi a Pietro come glorificherà Dio nella morte, prima di dirgli: Seguimi!
I discepoli avevano seguito fedelmente il Cristo durante gli anni della sua vita pubblica. Ora che non è più visibilmente davanti a loro, Gesù ridice loro «seguimi», confermando la sua costante presenza accanto a tutti, e in particolare a coloro che lo amano.
Se Dio apre il nostro cuore a questa presenza, è possibile non riconoscerlo e non lasciarlo entrare nella nostra vita con fiducia? La gioia ci riunisce, essa cerca di crescere e si esprime nella lode: «Beato chi hai scelto e chiamato vicino, abiterà nei tuoi atri» (Salmo 65).
Allora non intervengono più le nostre esitazioni e nemmeno le nostre paure: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» dice Dio a san Paolo (2 Corinzi 12,9).
Assorbiti nell’ascolto e lo slancio al seguito di Cristo, eccoci portati dal disegno di Dio dove ciascuno è conosciuto e amato. Avvenire felice dove tutto è donato in quel Regno dove vogliamo vivere, dove Cristo è la via che si discerne nella contemplazione della sua vita terrena. Le parole del salmista si applicano a questa vita: «Hai fatto cavalcare uomini sulle nostre teste; ci hai fatto passare per il fuoco e l’acqua, ma poi ci hai dato sollievo» (Salmo 66). Esse si applicano anche alla nostra vita poiché non possiamo crescere nella fede se non attraverso una successione di fedeltà che sono altrettante gioie accanto al Signore.
«Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino». Gesù, ritornato presso il Padre, ha mandato nel Regno della Nuova Alleanza lo Spirito Santo, ora all’opera ovunque e in tutti. Egli ama la Creazione e ci attende per partecipare alla sua pienezza. A suo tempo il salmista ha già sentito che «ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra» (Salmo22). Allora di che cosa potremo avere ancora paura?
Che significa per me la parola «fedeltà»? Quali piccole fedeltà quotidiane sono chiamato a vivere?
Ho mai avuto l’impressione d’essere «portato dove non voglio andare»? Ho potuto capire alla fine che effettivamente era Dio che mi portava?
Che cosa mi fa capire che Dio è presente, anche nelle mie incertezze e mie paure?

(tratto da taize.fr/it)

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