giovedì 26 febbraio 2009

Dopo il lavoro "virtuale", lo sciopero "virtuale"...

Mi unisco anch'io al simpatico sciopero "virtuale" degli amici del Caña Team.

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mercoledì 25 febbraio 2009

La cultura può vivere senza finanziamenti pubblici?

Si può essere favorevoli o contrari a quanto scritto da Alessandro Baricco ieri su "la Repubblica": sicuramente la questione è interessante e ci invita ad un confronto perchè il tema da lui proposto non è da sottovalutare.
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Prima di qualsiasi commento, vi invito a leggere la tesi e le proposte di Baricco.
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Mi servo delle parole di Baricco per focalizzare quello che, al di là di tutto, mi ha colpito e che vi chiedo di commentare: "Chiudete i Teatri Stabili e aprite un teatro in ogni scuola. Azzerate i convegni e pensate a costruire una nuova generazione di insegnanti preparati e ben pagati. Liberatevi delle Fondazioni e delle Case che promuovono la lettura, e mettete una trasmissione decente sui libri in prima serata. Abbandonate i cartelloni di musica da camera e con i soldi risparmiati permettiamoci una sera alla settimana di tivù che se ne frega dell'Auditel. (...) Quei soldi servono a una cosa fondamentale, una cosa che il mercato non sa e non vuole fare: formare un pubblico consapevole, colto, moderno. E farlo là dove il pubblico è ancora tutto, senza discriminazioni di ceto e di biografia personale: a scuola, innanzitutto, e poi davanti alla televisione. La funzione pubblica deve tornare alla sua vocazione originaria: alfabetizzare."
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Questo secondo me è il punto di partenza da cui dobbiamo iniziare a discutere. È il momento giusto per rifocalizzare gli obbiettivi.
Anche il teatro ne trarrà giovamento.

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martedì 24 febbraio 2009

Gli stupri sono notizia solo se commessi da extracomunitari

Leggevo questa mattina un articolo comparso su “Cotidianul” (un giornale rumeno) e tradotto in italiano da “Internazionale” che in Italia “solo nel 40 per cento delle denunce di stupro sono accusati degli stranieri: la maggior parte delle violenze sessuali in Italia sono commesse dagli stranieri”.

A confermare perfettamente questa percentuale sono i dati che il Viminale ha rilasciato in occasione della tavola rotonda dedicata alla "Violenza sulle donne", che si è tenuta oggi a Roma: secondo i dati del ministero dell'Interno, risulta di nazionalità italiana il 60,9% degli autori di stupro. Solo il 7,8% dei violentatori, invece, è di nazionalità romena, mentre il 6,3% è marocchino.

“Dopo la violenza sessuale a Roma su una ragazza di 14 anni, di cui sono accusati due rumeni”, sono incominciate le rappresaglie”: il giornale rumeno riporta i casi di rumeni picchiati e aggrediti, tre dei quali finiti all’ospedale. Di queste aggressioni io non ho sentito parlare i tg italiani.

In effetti ascoltando i tg o leggendo i giornali si sentono notizie che riguardano stupri commessi da extracomunitari (di questi tempi vanno di gran moda quelli commessi dai rumeni). Militarizzando le città non si risolverà nulla, visto che lo stesso Viminale ci comunica che il 60% degli stupri viene commesso da italiani.

Come mai di queste notizie non parla mai nessuno? Nessuno si accorge dell’incongruenza tra realtà e informazione manipolata? Quando ci potremmo permettere un’informazione finalmente libera?

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giovedì 11 dicembre 2008

Il Papa: "La crisi alimentare è causata dalla speculazione"

ROMA - L'attuale crisi alimentare "mette a repentaglio il soddisfacimento dei bisogni di base" ed è "caratterizzata non tanto da insufficienza di cibo, quanto da difficoltà di accesso ad esso e da fenomeni speculativi".
L'appello di Benedetto XVI affinché venga garantito a tutti l'accesso al cibo è contenuto nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2009 presentato questa mattina in Vaticano.
La crisi alimentare è provocata da "fenomeni speculativi e quindi da carenza di un assetto di istituzioni politiche ed economiche in grado di fronteggiare le necessità e le emergenze". "La malnutrizione - sottolinea il Papa - può anche provocare gravi danni psicofisici alle popolazioni, privando molte persone delle energie necessarie per uscire, senza speciali aiuti, dalla loro situazione di povertà. E questo - continua il Papa nell'appello - contribuisce ad allargare la forbice delle disuguaglianze, provocando reazioni che rischiano di diventare violente. I dati sull'andamento della povertà relativa negli ultimi decenni indicano tutti un aumento del divario tra ricchi e poveri".
Il pontefice individua nelle "cause principali di tale fenomeno" da una parte "il cambiamento tecnologico, i cui benefici si concentrano nella fascia più alta della distribuzione del reddito e, dall'altra, la dinamica dei prezzi dei prodotti industriali, che crescono molto più velocemente dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime in possesso dei paesi più poveri.
Capita così - ammonisce Ratzinger - che la maggior parte della popolazione dei paesi più poveri soffra di una doppia marginalizzazione, in termini sia di redditi più bassi sia di prezzi più alti".
Per "governare la globalizzazione", spiega il Pontefice, occorre "una forte solidarietà globale tra Paesi ricchi e Paesi poveri, nonché all'interno dei singoli Paesi, anche se ricchi".
Nel ragionamento del Papa, rimane centrale lo sviluppo demografico, causa non di povertà ma potenziale fattore di evoluzione. In questo senso Ratzinger ribadisce la sua condanna dell'aborto e delle politiche demografiche selettive: "Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà l'eliminazione dei più poveri tra gli esseri umani". Quanto al rapporto tra sovrappopolazione e povertà, il Papa ribalta la tesi: "I Paesi che di recente si sono affacciati sulla scena internazionale come nuove potenze economiche hanno conosciuto un rapido sviluppo proprio grazie all'elevato numero dei loro abitanti". "Inoltre - sottolinea il testo - tra le Nazioni maggiormente sviluppate quelle con gli indici di natalità maggiori godono di migliori potenzialità di sviluppo. In altri termini, la popolazione sta confermandosi come una ricchezza e non come un fattore di povertà".

(repubblica.it - 11 dicembre 2008)

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mercoledì 19 novembre 2008

Appello di pace al termine del Meeting interreligioso di Cipro

Uomini e donne di religioni e culture differenti ci siamo ritrovati a Cipro, in questa isola bella e ferita, per pregare, dialogare, far crescere una civiltà di pace, di cui il mondo ha bisogno per non diventare disumano. Sono stati giorni di pace, pieni di fiducia che la pace è possibile.
Siamo in un passaggio difficile della storia. Tante sicurezze sono scosse dalla crisi economica che attanaglia il mondo. Molti sono pessimisti sul futuro. I paesi più ricchi concentrano la loro attenzione sulla tutela dei loro cittadini. Ma un grande mondo di poveri pagherà un duro prezzo di questa crisi. Pensiamo con molta preoccupazione ai milioni di nuovi e antichi poveri, vittime di un mercato che si pensa onnipotente.
Troppi, infatti, soffrono in questo nostro mondo, per le guerre, la povertà, la violenza. Non si può essere felici in un mondo così pieno di sofferenze. Non si può chiudere il cuore alla compassione. Sentiamo il dolore dei popoli ostaggi della guerra, di quanti debbono lasciare le loro case per l'odio etnico o per i nazionalismi, di quanti sono rapiti e scomparsi. Tanti, troppi, stanno soffrendo.
Questo non è il tempo per chiudersi nel pessimismo. Ma è l'ora di ascoltare il dolore di tanti e di lavorare per fondare un nuovo ordine mondiale di pace. La ricerca della giustizia, il dialogo, il rispetto dei più deboli, sono gli strumenti per costruire questo nuovo ordine. Ma, per fare questo, c'è bisogno di più spirito e di più senso di umanità! Un mondo senza spirito diventa presto disumano.
Le nostre tradizioni religiose, nelle loro differenze, dicono forte che un mondo senza spirito non sarà mai umano: gridano che lo spirito e l'umanità non possono essere calpestati dalla guerra; chiedono pace. Vogliono la pace, la chiedono, la implorano nella preghiera da Dio. Le religioni sanno che parlare di guerra in nome di Dio è un assurdo ed è una bestemmia. Sono convinte che dalla violenza e dal terrorismo non nasce un'umanità migliore. Non credono al pessimismo dello scontro inevitabile tra religioni e civiltà. Sperano e pregano perché, tra i popoli e tra gli uomini, si costruisca una comunità vera nella pace.
Nessun uomo, nessun popolo, nessuna comunità è un'isola. C'è sempre bisogno dell'altro, dell'amicizia, del perdono e dell'aiuto dell'altro. Abbiamo un comune destino globale: o vivremo insieme in pace o insieme periremo. La guerra non è mai inevitabile e lascia macerie anche nel cuore di chi vince.
Nessun odio, nessun conflitto, nessun muro può resistere alla preghiera, all'amore paziente che si fa dialogo, al perdono. Il dialogo non indebolisce, ma rafforza. E' la vera alternativa alla violenza. Niente è perduto con il dialogo. Tutto può diventare possibile. Per questo, qui a Cipro, preghiamo perché ogni ingiustizia, ogni guerra, ogni male, sia presto cancellato e i popoli possano ritornare fratelli, a partire da questa isola, fino al Medio Oriente, all'Africa, all'America latina e al mondo intero.
Dio conceda allora al mondo il gran dono della pace per la preghiera di tutti i credenti!
Non è l'utopia di un paradiso in terra, ma il dovere di costruire un mondo più umano. Questo mondo è possibile, se ci sono spirito e fratellanza. Nessuna guerra è mai santa. Solo la pace è santa!
Dio conceda al mondo il gran dono della pace per la preghiera di tutti i credenti!

Cipro, 18 novembre 2008

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giovedì 6 novembre 2008

Champions League: Real Madrid-Juventus 0-2

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Obama Presidente: le prime pagine dei giornali italiani

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