mercoledì 25 febbraio 2009

La cultura può vivere senza finanziamenti pubblici?

Si può essere favorevoli o contrari a quanto scritto da Alessandro Baricco ieri su "la Repubblica": sicuramente la questione è interessante e ci invita ad un confronto perchè il tema da lui proposto non è da sottovalutare.
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Prima di qualsiasi commento, vi invito a leggere la tesi e le proposte di Baricco.
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Mi servo delle parole di Baricco per focalizzare quello che, al di là di tutto, mi ha colpito e che vi chiedo di commentare: "Chiudete i Teatri Stabili e aprite un teatro in ogni scuola. Azzerate i convegni e pensate a costruire una nuova generazione di insegnanti preparati e ben pagati. Liberatevi delle Fondazioni e delle Case che promuovono la lettura, e mettete una trasmissione decente sui libri in prima serata. Abbandonate i cartelloni di musica da camera e con i soldi risparmiati permettiamoci una sera alla settimana di tivù che se ne frega dell'Auditel. (...) Quei soldi servono a una cosa fondamentale, una cosa che il mercato non sa e non vuole fare: formare un pubblico consapevole, colto, moderno. E farlo là dove il pubblico è ancora tutto, senza discriminazioni di ceto e di biografia personale: a scuola, innanzitutto, e poi davanti alla televisione. La funzione pubblica deve tornare alla sua vocazione originaria: alfabetizzare."
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Questo secondo me è il punto di partenza da cui dobbiamo iniziare a discutere. È il momento giusto per rifocalizzare gli obbiettivi.
Anche il teatro ne trarrà giovamento.

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